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Vongole
di Alessio
Lento rosario di parole concave
succulenta agonia
d’inconsapevoli esistenze
salmastro guazzetto di pensieri
minuscoli
con prezzemolo di buone
intenzioni
e aglio purificatore
pepata parodia d’incenso
asperso
con dita unte e confuse
ed iniziale bruciore espiatorio
un po’ digestione e quasi
rimorso
d’inconscio genocidio
mentre all’orizzonte serena
biancheggia una vela
che sa di candore, di
nitidezza, di mitezza
e par di percepire odore di
bucato
di sapone marsigliese,
frammisto al sale
che giunge ad ondate nell’aria
ferma
dal mare, come a chiedere agli
uomini
ringraziamento per quanto
donato
risarcimento per le vite
sottratte
carità per l’impoverimento
pochi magri ragazzini giocano
inesausti
con i capelli incollati e gli
occhi rossi
sulla spiaggia di grossi
ciottoli
che risuonano secchi sotto gli
zoccoli
quasi a ricordare che anch’essi
esistono
poi come d’incanto,
mentre il tardo pomeriggio
s’annuncia e muore
giunge un cameriere spento e
claudicante
a sparecchiare le residue
speranze
lasciando sulla tovaglia un
arcipelago
di macchie giallastre e
bicchieri semivuoti
e soltanto l’ultimo mezzo
bianco
resta da centellinare,
alternato al caffè
per un caparbio non volersi
arrendere
alla tristezza del crepuscolo
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